Questo articolo nasce dalla lettura di un piccolo ma densissimo volume: L’odio e i suoi antidoti.
Il libro fa parte della collana che raccoglie le lezioni del ciclo “Pensare la vita”, rassegna filosofica che si svolge ogni anno a Parma e aperta a tutta la cittadinanza.
Il volume in questione vede gli interventi delle relatrici e dei relatori che hanno preso parte al corso del 2022, dedicato al tema dell’odio.
Nella seconda di copertina si legge:
“La riflessione sugli elementi positivi e negativi di cui l’umanità è costituita resta fondamentale in un periodo in cui la fiducia nella bontà della natura umana è fortemente scossa. (…) Verrebbe fatto di ammettere anzi che siano le forze dell’odio e della distruzione a prevalere. La guerra sembra esserne la quintessenza”.
Quando l’odio mette in discussione la natura umana
La natura umana è fondamentalmente buona o cattiva? Siamo buoni per nascita e diventiamo cattivi per difesa, oppure portiamo già un bagaglio biologico di aggressività che possiamo solo imparare a contenere?
E’ una questione antica sulla quale si interrogano da sempre diverse discipline e non esiste una risposta definitiva.
Ciò che è certo, soprattutto nei tempi bui che viviamo, è che il male, l’odio e la violenza ci circondano e ci attraversano.
Ho trovato preziosi tutti i contributi raccolti nel volume ma scelgo di riportare alcuni passaggi dell’intervento di Simona Argentieri, medico psicoanalista, che mi paiono particolarmente illuminanti.
“…nel clima di aggressività e di odio dal quale siamo circondati, che tanti oggi patiscono e denunciano, è necessario vedere quanto di nostro c’è in chi detestiamo; e quanto dei nostri nemici c’è in noi, seppure ben celato dai meccanismi psicologici di difesa. Il crescendo di ira e insofferenza va di pari passo con il rifiuto di fare i conti con le proprie fragilità, utilizzando gli altri come luogo di proiezione delle parti ingrate di sé. (…)
Non è detto certo che tutto ciò che percepiamo dell’altro sia solo frutto della nostra proiezione. Bassezze, cattiverie, antagonismi e invidie altrui esistono eccome. Ma senza l’aiuto dei nostri nemici interni, il numero di quelli esterni si ridurrebbe considerevolmente, e con esso il nostro malessere. Poiché – questo è noto – non conoscere sé stessi rende impossibile riconoscere l’altro. E viceversa. (…).
In conclusione, valutando l’andamento della storia, dobbiamo miseramente riconoscere che nessuno sforzo – etico, religioso, sociologico, politico, psicologico… – è riuscito a fornire antidoti definitivamente efficaci contro l’odio. Non è però necessario di conseguenza postulare un pessimismo esistenziale, secondo il quale è il destino a sancire la vittoria del Male. (…)
… è pur vero che l’aggressività più pericolosa è quella che scaturisce da motivazioni inconsce; e che i meccanismi di difesa che si oppongono all’emergere al livello della coscienza inesorabilmente ci si ritorcono contro”.
Queste riflessioni mostrano come il nemico esterno prosperi grazie ai nostri nemici interni, alimentati dalle parti che rifiutiamo e proiettiamo fuori di noi.
Eppure, riconoscere questo non porta a un pessimismo senza via d’uscita, è proprio nella possibilità di portare alla coscienza le zone d’ombra che si apre un cammino di trasformazione.
Dal conflitto interiore alla pace collettiva
In questo orizzonte, anche all’astrologia umanistica – accanto alla psicoanalisi, alla filosofia e ad altre vie di consapevolezza – va riconosciuto un ruolo essenziale nella comprensione della distruttività nostra e altrui e pertanto essa può a pieno titolo essere annoverata come disciplina di pace.
Ogni tema natale mostra che ciascuno porta in sé una configurazione unica, fatta di punti di luce e zone d’ombra. Il lavoro astrologico diventa allora un invito alla riconciliazione interiore: comprendere i propri conflitti, dare voce a ciò che è represso, integrare gli opposti.
Spesso sottovalutiamo quanto il singolo agire conti e, soprattutto, quanto sia cruciale che i singoli restino in buon equilibrio poiché sono i tanti individui interiormente armonici che possono alimentare un tessuto collettivo capace di pace.
L’astrologia ci ricorda che siamo nodi di una rete più vasta e ciò che integriamo dentro di noi diventa una vibrazione che raggiunge il mondo.
Ogni gesto di consapevolezza, ogni integrazione delle nostre ombre, ha risonanze che vanno ben oltre la nostra persona.
In questa prospettiva, l’Astrologia è strumento capace di promuovere pace dentro di sé e fuori di sé. Aiutando l’individuo a diventare centro armonico di forze in conflitto, contribuisce anche alla trasformazione collettiva.
Fare luce sulle dinamiche inconsce che generano odio è già un atto pacificatore perchè permette di interrompere la ripetizione cieca e apre la possibilità di un nuovo inizio.
Immagine da PngAura



