L’astrologia è probabilmente una delle discipline che, ancora oggi, suscita reazioni tra le più polarizzate.
Da un lato continua a essere studiata, esercitata e consultata da milioni di persone in tutto il mondo e dall’altro viene spesso liquidata come un insieme di superstizioni prive di qualsiasi fondamento.
Fin qui nulla di strano. Ciò che colpisce, piuttosto, è l’intensità con cui, talvolta, l’astrologia viene rifiutata, ben oltre quello che ci si aspetterebbe da un normale confronto tra idee.
Da qui la domanda: siamo di fronte a un normale atteggiamento critico oppure, in alcuni casi, a una forma di rifiuto pregiudiziale? A una sorta di “fobia dell’astrologia”?
Certo è che da molti decenni questa disciplina è oggetto di forti critiche di una parte significativa del mondo accademico e scientifico.
Tra le obiezioni più frequenti vi è quella di non soddisfare i criteri con cui vengono generalmente definite le scienze empiriche, come la possibilità di sottoporre le proprie ipotesi a verifica sperimentale e alla falsificazione.
A questo riguardo, è vero che, soprattutto in epoca contemporanea, alcuni astrologi hanno cercato di ricondurre l’astrologia entro modelli interpretativi compatibili con la scienza moderna ma è altrettanto vero che la maggior parte del mondo astrologico non ha né la pretesa, né l’ambizione di annoverare questa materia tra le discipline scientifiche esatte.
L’astrologia umanistica, ad esempio, fonda il proprio valore sul considerare l’astrologia un linguaggio simbolico capace di offrire una chiave di lettura dell’esperienza umana e non fonda certamente la propria legittimità sul riconoscimento come scienza sperimentale.
Comunque, anche dal mondo della psicologia e della divulgazione scientifica sono spesso giunte critiche severe.
In molti casi si è cercato di spiegare il suo successo esclusivamente attraverso meccanismi psicologici o cognitivi, ritenendo che il consenso di cui gode sia riconducibile a fenomeni come il bias di conferma, l’effetto Forer – un errore della mente per cui le persone credono che una descrizione generica sia fatta apposta per loro – o altre distorsioni della percezione.
Le critiche all’astrologia colpiscono davvero il suo fondamento?
Al di là della critica di non scientificità, la maggior parte delle obiezioni più frequentemente rivolte all’astrologia sembra in realtà presupporre una conoscenza davvero superficiale della disciplina.
Vengono presentate come confutazioni decisive ma in realtà criticano una versione semplificata o perfino caricaturale dell’astrologia.
Una critica è tanto più autorevole quanto più conosce l’oggetto che intende criticare. Eppure non è raro imbattersi in obiezioni che sembrano proprio ignorare alcuni concetti fondamentali.
Tra gli esempi più ricorrenti vi sono le obiezioni fondate sulla precessione degli equinozi o sulla irrilevanza degli effetti gravitazionali esercitati dai corpi celesti.
Sono argomentazioni ben note agli astrologi e facilmente confutabili.
Astrologia e conoscenza
Può essere che alcuni denigratori siano mossi dalla buona fede, oltre che da una conoscenza incompleta dell’astrologia e temano sinceramente che persone fragili possano lasciarsi abbindolare da improvvisati e sedicenti maghi.
Io sono però più propensa a credere che, almeno in alcuni casi, il problema sia più profondo.
Non riguarda soltanto l’astrologia ma il modo stesso di intendere la conoscenza. Mi sembra che siamo ancora lontani da quell’apertura intellettuale che dovrebbe accompagnare qualsiasi autentica ricerca della verità.
Così come siamo lontani dal comprendere che la vera ricchezza del sapere non consiste nel contrapporre rigidamente prospettive diverse ma nel metterle in dialogo quando ciò è possibile.
Per quanto riguarda l’astrologia, ritengo che il modo più corretto per valutarla sia studiarla seriamente oppure sperimentarla su di sé. È difficile esprimere un giudizio fondato su qualcosa che non si conosce.
Eppure, nella mia esperienza, molte persone che la considerano un semplice sistema di false credenze non sono disposte a fare né l’una né l’altra cosa.
Per quanto possa valere una testimonianza personale, negli anni ho proposto più volte, gratuitamente, la lettura del Tema Natale a familiari, amici e conoscenti profondamente convinti dell’assoluta infondatezza dell’astrologia.
Nessuno ha mai accettato. Naturalmente questo non dimostra nulla, ma continua a sembrarmi un atteggiamento curioso: se si è davvero certi che una disciplina non abbia alcun valore, perché rifiutarsi perfino di metterla alla prova quando non si ha nulla da perdere?
Se l’astrologia fosse soltanto una collezione di affermazioni casuali e prive di qualsiasi utilità, sarebbe difficile spiegare perché continui a essere studiata e praticata da millenni e perché ancora oggi molte persone riferiscano di riconoscersi profondamente nella lettura del proprio Tema Natale.
Questo, naturalmente, non costituisce una prova della sua validità, ma è un dato che merita almeno di essere interrogato anziché liquidato con superficialità.
Certamente, questo atteggiamento non riguarda solo l’astrologia.
Spesso, costruiamo le nostre verità come dispositivi di negazione di ciò che ci fa paura e che non vogliamo vedere, perché farebbe vacillare le nostre certezze.
Difendere l’astrologia non significa sottrarla alla critica. Al contrario, significa chiedere che venga discussa con lo stesso rigore che si pretende per qualsiasi altra disciplina.
Conoscendone i presupposti, distinguendo tra i diversi approcci e confrontandosi con ciò che realmente afferma, non con la sua caricatura.



