La risalita del 2026 secondo André Barbault: dopo la grande caduta del 2020

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La risalita del 2026 sembra un tema molto scomodo da affrontare oggi, da questa sorta di pantano collettivo in cui siamo tutti immersi a pochi giorni dall’inizio del nuovo anno.

Quando nel 2020 esplose la pandemia, il nome di André Barbault balzò improvvisamente al centro dell’attenzione del mondo astrologico e perfino meta-astrologico.

Addirittura il CICAP riconobbe che Barbault, in un articolo del 2011, aveva previsto la possibilità di una pandemia globale intorno al 2020-21 https://www.cicap.org/n/articolo.php?id=279145

Di fatto, furono in molti a citare la sua previsione di tale evento, collocato proprio in corrispondenza dell’anno indicato dall’autore come il punto più basso dell’indice ciclico del XXI secolo.

La cosiddetta “grande caduta del 2020” divenne così una formula ricorrente, spesso evocata come conferma ex post della validità degli studi del grande astrologo.

Molto meno spazio è stato invece dedicato a ciò che, nello stesso modello, segue quella caduta e a quanto scritto a riguardo dallo stesso Barbault, e questo è particolarmente vero nel panorama italiano.

Io credo invece che, vista la coerenza mostrata nel descrivere una fase di caduta, sia sensato interrogarsi seriamente anche su ciò che esso indica come fase ascendente.

Secondo le analisi di Barbault, se il periodo 2020 – 2024  rappresentava una zona critica di crisi, il 2025 – 2030 rappresenta il periodo migliore dell’intero secolo, con il 2026 indicato come anno di risalita.

Barbault, come è noto, ricorreva alla metodologia dell’Indice ciclico, sulla cui interpretazione scrisse:

“La lettura è semplice: quando dominano le fasi ascendenti dei cicli, la curva dell’indice sale, discende invece quando dominano le fasi di caduta. Questa alternanza dilatazione-ritrazione, è come il respiro del tempo. In linea generale la crescita ciclica globale si accompagna ad una società mondiale che si costruisce, opera civilmente, eleva il senso del bene pubblico parallelamente al progresso: è il flusso creatore della storia. Mentre con la decrescita il vento soffia dal lato ombra, il deserto vince sulla vita, la società scivola sulla discesa di un arretramento di civiltà: il reflusso è il devastatore della storia.”

Se nel 2020 è stato relativamente facile richiamare Barbault per spiegare una crisi evidente e drammatica, parlare oggi della risalita del 2026 richiede un cambio di prospettiva: meno orientata all’evento, più attenta ai processi; meno attratta dalla rottura, più capace di leggere le dinamiche di riorganizzazione e ricomposizione.

Tornare oggi a Barbault significa quindi fare un passo ulteriore rispetto alla lettura emergenziale della sua opera.

Significa interrogarsi su cosa voglia dire attraversare una fase di transizione lunga e complessa, e su quali responsabilità individuali e collettive si aprano quando il ciclo non spinge più verso la caduta ma, nella lettura che possiamo farne oggi,  chiede una nuova direzione.

La fase discendente e la transizione 2020–2026

Nel modello di André Barbault, la grande caduta del 2020 non è un evento isolato ma il punto più basso di un ciclo lungo, determinato dalla sovrapposizione di più cicli planetari discendenti.

La fase che segue non coincide immediatamente con una risalita. Barbault individua infatti un periodo di transizione, che si estende per diversi anni dopo il minimo.

Il periodo 2020/21–2026 può dunque essere letto in questa chiave: non come una coda della crisi ma come uno spazio intermedio in cui il sistema è chiamato a ridefinirsi.

Solo al termine di questa lunga soglia diventa possibile parlare di inversione del ciclo.

Quello che Barbault chiama risalita non è  dunque un “evento” da datare con un giorno preciso  ma  un cambiamento di clima.

Dal punto di vista delle configurazioni planetarie, la risalita individuata da Barbault non si annuncia attraverso un singolo evento ma attraverso una sequenza coerente di configurazioni armoniche tra i pianeti lenti, che si costruisce e si rafforza nel tempo.

In particolare, il formarsi tra Urano, Nettuno e Plutone di un triangolo armonico costituito da un trigono e due sestili, una figura rara che coinvolge tutti i pianeti transpersonali e si estende su più anni.

A rendere ancora più eccezionale questa fase concorre anche la congiunzione Saturno–Nettuno, che introduce un principio di ristrutturazione profonda delle forme collettive, affiancandosi alla dinamica dei pianeti transpersonali.

Il primo accenno di questa configurazione relativa ai pianeti lenti,  è apparsa nel settembre 2025, quando Urano, Nettuno e Plutone si trovavano attorno al primo grado dei rispettivi segni formando per la prima volta il triangolo armonico.

La stessa figura si ricomporrà nel luglio 2026, questa volta attorno ai 4 gradi.

Un ulteriore passaggio avverrà nel giugno 2027, quando Urano, Nettuno e Plutone tornano nuovamente in relazione armonica attorno ai 6 gradi.

“Nessun dubbio! Il periodo migliore dell’intero secolo va dal 2025 al 2030. In un sol colpo sono riunite le migliori astralità capaci di profondere la più straordinaria dinamica ad un’umanità al vertice dell’armonia.”

Così scrisse Barbault.

Certamente, se ci guardiamo intorno in un mondo che sembra sgretolarsi, queste parole sembrano totalmente vuote: una “previsione non azzeccata”.

Ora, nella lettura che possiamo farne oggi, potremmo dire che una configurazione di questo tipo non elimina le crisi né garantisce esiti automatici, ma modifica il contesto in cui il sistema collettivo è chiamato a muoversi.

La presenza simultanea di un trigono e di due sestili può essere letta come una maggiore possibilità di integrazione tra spinte diverse, rendendo più accessibili processi di riorganizzazione e ricomposizione rispetto agli anni dominati dalla fase discendente.

È in questo senso, a mio avviso,  che la risalita del 2026 può essere compresa come un mutamento del quadro di fondo rispetto al minimo raggiunto nel 2020, non come una conclusione, ma come l’apertura di una fase diversa.

Nel modello ciclico di Barbault, la fase che segue il minimo del 2020 non coincide con un semplice ritorno alla normalità, ma con l’ingresso in una fase ascendente del ciclo storico.

La progressiva ricomposizione di configurazioni armoniche tra i pianeti lenti, visibile a partire dal 2025 e destinata a rafforzarsi negli anni successivi, segnala che il ciclo ha superato il suo punto più critico.

Resta aperta, oggi, la questione delle forme storiche che questa risalita assumerà. Non tanto se vi sarà un miglioramento, quanto come esso si manifesterà in un contesto profondamente trasformato rispetto a quello in cui Barbault formulò le sue previsioni.

Conclusione

Rileggere Barbault oggi significa a mio avviso  tenere insieme due livelli: da un lato la solidità di un impianto ciclico che ha mostrato la propria coerenza nel tempo, dall’altro la necessità di interrogarsi su come una fase ascendente possa tradursi nel mondo contemporaneo.

Se la metodologia è corretta, come ritengo, allora la risalita del 2026 non è un’illusione né un artificio interpretativo, ma una soglia storica reale.

Comprenderne il senso significa  interrogarsi su quali strumenti di lettura, azione e responsabilità siano oggi adeguati a un tempo che, secondo il ciclo, ha iniziato a risalire.

D’altra parte, che ci piaccia o no, le configurazioni planetarie si “esprimono” anche in base a ciò che noi  ne facciamo

Immagine di rawpixel.com su Freepik

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